Perché il coaching è uno dei modi più efficaci per migliorare su iRacing
Girare di più non significa necessariamente migliorare di più.
Su iRacing, la differenza spesso sta nel capire cosa stai facendo, perché lo stai facendo e quali errori stai ripetendo senza accorgertene.
Perché fare tanti giri non basta.
Nel sim racing competitivo è facile pensare che per diventare più veloci sia sufficiente accumulare ore di pratica.
Si entra in pista, si completano decine o centinaia di giri, si cerca di abbassare il proprio best lap e si confrontano i tempi con quelli dei piloti più veloci.
Ma c'è un problema. Se continui ad allenarti utilizzando una tecnica sbagliata, rischi semplicemente di diventare sempre più bravo a ripetere lo stesso errore.
Ed è proprio qui che il coaching può fare la differenza.Il problema non è sempre trovare altri decimi
Quando analizziamo un pilota, il cronometro è soltanto una parte del quadro. Dietro un tempo sul giro possono esserci molti fattori:
Punti di frenata non corretti, Rilascio del freno poco efficace, Velocità minima in curva troppo bassa, Utilizzo eccessivo dello sterzo, Marcia sbagliata, Applicazione del gas troppo tardiva, Traiettorie che compromettono l'uscita, Difficoltà nel riconoscere riferimenti visivi, Poca consistenza, Errori nella gestione del traffico, Un approccio all'allenamento non strutturato.
Molti di questi problemi sono difficili da individuare da soli. Il pilota può percepire che qualcosa non funziona, ma non necessariamente capire dove nasce realmente il problema. Ed è uno dei motivi per cui continuare semplicemente a girare può non essere sufficiente.
Il coaching serve prima di tutto a capire lo scopo di una sessione di coaching non dovrebbe essere quello di consegnare al pilota una serie di istruzioni da memorizzare. L'obiettivo è costruire comprensione.
Perché freniamo in quel punto?
Perché rilasciamo il freno in quel modo?
Perché utilizziamo quella marcia?
Perché una determinata traiettoria permette di accelerare prima?
Perché perdere qualche centesimo in ingresso può farci guadagnare molto di più in uscita?
Quando il pilota comprende questi meccanismi, quello che impara non rimane legato solamente alla combinazione auto-circuito utilizzata durante la sessione.
Diventa parte del suo bagaglio tecnico.
Ed è proprio questo il miglioramento che cerchiamo in MAG-Performance Academy Coaching.
Telemetria: quando le sensazioni incontrano i dati
Le sensazioni del pilota sono importanti, ma non raccontano sempre tutta la storia.
La telemetria permette di osservare ciò che realmente accade in pista.
Frenata, acceleratore, velocità, marcia utilizzata e comportamento della vettura possono evidenziare differenze che durante la guida sono quasi impossibili da percepire.
Un pilota può essere convinto di perdere tempo in una determinata curva e scoprire invece che il problema nasce diverse centinaia di metri prima.
Oppure può pensare di dover frenare più tardi quando, analizzando i dati, emerge che il vero vantaggio arriva da un rilascio del freno migliore e da una maggiore velocità minima.
Christian Morre, dopo il lavoro svolto insieme, ha sottolineato come i dati della telemetria avessero evidenziato chiaramente il miglioramento ottenuto.
Anche Marco Belfiore ha indicato proprio nell'analisi della telemetria uno degli strumenti utilizzati per individuare e correggere gli errori di guida durante il proprio percorso.
Il dato non sostituisce il pilota.
Serve a permettergli di comprendere meglio ciò che sta facendo.
A volte pochi dettagli cambiano completamente la guida
Uno degli aspetti più interessanti del coaching è che non sempre servono cambiamenti radicali.
Charlie Sears, ad esempio, dopo una sessione ha modificato alcune delle proprie linee naturali e ridotto l'utilizzo eccessivo delle scalate, riuscendo così ad applicare prima l'acceleratore.
William Armani ha individuato proprio nella gestione delle marce uno degli errori principali del proprio stile di guida.
Correggendolo, ha ottenuto benefici non soltanto sul giro singolo, ma anche nella gestione della gara e nelle situazioni di scia.
Sono esempi importanti perché mostrano un concetto fondamentale:
Il miglioramento non arriva necessariamente dal provare a guidare più forte. Molto spesso arriva dal guidare meglio.
Imparare a vedere ciò che prima non vedevi
Un altro problema frequente riguarda i piloti che arrivano su iRacing dopo esperienze differenti.
Stefano Canavero, dopo anni trascorsi su console, ha raccontato come il passaggio a iRacing lo avesse portato davanti a un ambiente completamente nuovo.
Il lavoro svolto nell'Academy gli ha permesso progressivamente di comprendere meglio il comportamento della vettura e soprattutto di iniziare a riconoscere quei dettagli e quei decimi che, allenandosi da solo, risultavano difficili da individuare.
Federico Mauro aveva invece un problema molto comune: utilizzava la racing line virtuale come riferimento per i punti di frenata.
Durante il coaching ha imparato a costruire riferimenti propri sulla pista.
Il risultato non è stato semplicemente un tempo migliore, ma una guida più fluida, consapevole e sicura.
Ed è esattamente questo il genere di evoluzione che cerchiamo.
Dal miglioramento tecnico ai risultati
Naturalmente, alla fine, anche i risultati contano.
Nel corso degli anni abbiamo visto piloti raggiungere obiettivi molto diversi.
Stefano Cenna è riuscito a qualificarsi per il Campionato Italiano TCR ACI Esport 2024, sottolineando soprattutto come quanto appreso durante il coaching abbia continuato a produrre benefici nel tempo.
Marc Hagele ha raggiunto il proprio obiettivo dei 2000 iRating.
Gabriele Ferrero ha superato quota 3100 iRating dopo una gara in Top Split.
Antonio Vittozzi ha trovato circa due decimi in qualifica.
Altri piloti hanno ottenuto vittorie, podi o semplicemente quella sicurezza necessaria per affrontare una gara con maggiore consapevolezza.
Ma questi numeri devono essere interpretati correttamente.
Il coaching non può promettere iRating, vittorie o un determinato miglioramento cronometrico.
Su iRacing entrano in gioco capacità individuali, esperienza, tempo disponibile, qualità dell'allenamento, competitività della serie e molti altri fattori.
Il coaching può però accelerare un processo fondamentale: individuare ciò che limita il pilota e costruire un metodo per correggerlo.
Non esiste un percorso identico per tutti
Questo è anche il motivo per cui in MAG-Performance Academy non consideriamo efficace applicare lo stesso programma indistintamente a ogni pilota.
Un rookie da 1.000 iRating e un pilota esperto non hanno necessariamente bisogno dello stesso lavoro.
Un pilota può avere bisogno di intervenire sulla tecnica di frenata.
Un altro sulla gestione del gas.
Un altro ancora sulla capacità di interpretare la telemetria, sulla costanza durante uno stint o sulla gestione mentale della gara.
E qualche volta la scelta migliore non è passare immediatamente a una macchina più veloce o complessa.
Una parte fondamentale del coaching consiste anche nel capire quale sia il percorso corretto in quel momento.
Augusto Cacciami, che ha seguito un percorso di diversi mesi prima di diventare co-founder di MAG-Performance, ricorda infatti come il lavoro non fosse limitato alla linea ideale o ai punti di frenata.
Il programma comprendeva tecnica, stile di guida, metodo di allenamento, scelta delle gare e componente mentale.
Perché diventare un pilota migliore significa lavorare sull'intero processo.
Il vero obiettivo: diventare autonomi
Può sembrare paradossale, ma uno dei risultati migliori di un coaching efficace è rendere progressivamente il pilota meno dipendente dal coach.
Il pilota deve imparare a riconoscere un errore.
Deve sapere osservare la propria telemetria.
Deve imparare a costruire riferimenti.
Deve capire quando un problema deriva dal setup e quando, invece, deriva dalla guida.
Deve sapere come strutturare una sessione di allenamento invece di limitarsi a completare giri senza un obiettivo preciso.
Quando questo accade, il coaching non ha semplicemente prodotto qualche decimo.
Ha cambiato il metodo con cui il pilota impara.
Ed è proprio questo che permette ai miglioramenti di continuare anche nel tempo.
Quanto vale un'ora di allenamento?
La domanda quindi non dovrebbe essere soltanto:
Quante ore devo allenarmi per diventare più veloce?
Una domanda probabilmente più utile è:
Quanto sto realmente imparando durante ogni ora che passo in pista?
Dieci ore trascorse ripetendo gli stessi errori possono produrre meno risultati di un'ora nella quale viene individuato il problema corretto.
Il coaching non sostituisce l'allenamento.
Lo rende più efficace.
E quando metodo, pratica e analisi lavorano nella stessa direzione, il tempo trascorso sul simulatore comincia realmente a trasformarsi in esperienza.
MAG-Performance Academy Coaching
Le nostre sessioni 1:1 sono costruite sul livello, sugli obiettivi e sulle esigenze del singolo pilota.
Lavoriamo su tecnica di guida, linee, frenata, acceleratore, utilizzo delle marce, consistenza, racecraft, gestione della gara, telemetria, preparazione e metodo di allenamento.
Che il tuo obiettivo sia comprendere meglio iRacing, diventare più consistente, aumentare il tuo livello competitivo o prepararti per gare e campionati, il punto di partenza è sempre lo stesso:
Capire dove sei, individuare cosa ti limita e costruire il percorso corretto per migliorare.
Vuoi capire dove stai realmente perdendo tempo?
Contatta MAG-Performance Academy Coaching e scopri quale percorso può essere più adatto al tuo livello e ai tuoi obiettivi.
